L'arte di Giampaolo Ghisetti

Dipinti ad olio su tela e vetri di Murano decorati con oro e smalti.

 C’è una stagione dello spirito in cui le passioni s’acquietano, l’aria diventa tersa e tutto, nell’esperienza dell’uomo, sembra assumere una nuova armonia. E’ il momento aurorale dell’esistenza,in cui gli occhi scoprono il mondo col ritrovato candore dei sentimenti. E’ qui, in questo eden ideale, che s’è fermata la pittura di Giampaolo Ghisetti. Qui essa ha assunto toni chiari e luminosi, s’è depurata da ogni fastidioso particolarismo, ha mirato all’essenzialità delle forme. S’è fatta estatico incantamento.

Ghisetti è un pittore veneziano da molti anni residente ai margini di un’isola come Murano, a contatto diretto con la laguna. Ha sempre dipinto. Come gli antichi artigiani muranesi s’è cimentato nella decorazione del vetro con smalti a fuoco; ha eseguito copie e variazioni di copie di quadri cinquecenteschi e seicenteschi. Il suo tirocinio è stato lungo e meticoloso, attento ad apprendere anche i piccoli particolari (i trucchi) del mestiere. Ha raggiunto così, gradualmente ma con estrema coscienza professionale, una maturità artistica.

Il suo sguardo s’è volto, col tempo, ad una decantazione dell’oggetto, cioè ad una purificazione. Tutto ha cominciato ad obbedire ad un ritmo pacato delle cose: ad una musica interiore. Gli esempi erano lontani: il quattrocento toscano, soprattutto con Piero della Francesca e con l’Angelico; la pittura fiamminga nella versione più puristica (quindi Vermeer); in un’ottica più ravvicinata, i nostri anni Venti, con le lezioni di Carrà e Morandi. Più che derivazioni stilistiche, s’è trattato di assonanze spirituali: un clima, appunto, di ritrovata serenità dell’anima.

Ecco quindi la sua interpretazione del mondo. Essa nasce inizialmente da una meditazione, da un continuo approfondimento, mirando anche e soprattutto alle distese immote della laguna attorno a Murano. Il paesaggio s’è impresso all’interno, saldandosi con le suggestioni della storia dell’arte. Gli scorci lagunari, con l’acqua cilestrina e le piccole case sul fondo, hanno assunto una dimensione d’incanto, di lungo silenzio: le forme si sono armonizzate, i colori hanno cominciato a “ cantare “ totalmente.

L’occhio dalla finestra di casa s’è spinto lontano, verso la distesa della laguna; poi, magari, è tornato sugli oggetti familiari, le piccole nature morte di stoviglie e frutta sul tavolo; e, ancora, ha ricreato alberi e case tra natura e fantasia. Negli spazi rarefatti si sono adagiati nudi pudichi ed armoniosi; altre figure femminili sono apparse su spiagge deserte tra ombrelloni colorati. Hanno fatto irruzione le maschere del Carnevale veneziano; e i volti ilari si son fatti d’un colpo severi, persino dolorosi, in una assorta Deposizione … Un quadro dopo l’altro: una galleria di angolazioni del mondo, ma un unico sentimento che le unisce. Luci smorzate con dolcezza; Mezzi toni sapientemente accostati; geometrie semplici in perfetto accordo. Pittura come musica.

Lui, Ghisetti, non parla molto. Dice : “ L’immagine ho bisogno di filtrarla” . Il suo è un lungo e paziente approccio ad una misura aurea delle cose. Ha imparato a semplificare senza mai banalizzare; ha persino adoperato le scomposizioni cubistiche per arrivare ad una sintesi non gratuita, bensì rispondente ad una forma intellettuale. Niente impressionismo, quindi; e neppure un cenno di deformazione espressionistica.

Un velo di chiarori diffusi vibra appena nell’aria: le stesure sono nette, fino al limite di una bidimensionalità entro cui la prospettiva si forma secondo la grande regola rinascimentale; e l’aria e la luce si percepiscono nello spazio assorto. Anche laddove (come nelle composizioni con figure) le linee assumono un movimento serrato, tutto si svolge secondo armoniche strutture, con ritmi che traspaiono sempre nell’orchestrazione del comporre.

Un filtro, appunto, guida la mano del pittore. Nulla viene a disturbare questo sforzo della mente di raggiungere una serenità che non è soltanto estetica: riflette un modo di vivere.

Siamo ben lontani dalle nevrosi e dalle sofisticazioni del nostro tempo; ma siamo vicini a quell’approdo cui la pittura d’oggi tende, come una insopprimibile necessità interiore.

 

 

 

There is a season of spirit in which passions smell, the air becomes full and everything, in the experience of man, seems to take on a new harmony. It is the auroral moment of existence, in which the eyes discover the world and regain the candor of feelings. It is here, in this ideal, that the painting of Giampaolo Ghisetti has stopped.

Here he has taken clear and luminous tones, cleansed from every annoying detail, he aimed at the essence of forms. It become an ecstatic enchantment.
Ghisetti is a Venetian painter, for many years residing on the edge of an island like Murano, in direct contact with the lagoon. He has always painted. Like the ancient Murano artisans, he has been used paintings in glass decoration with enamels and he has made copies and variations of copies of sixteenth and sevententh century paintings.

His internship was long and meticulous, also attentive to learning the little details (tricks) of the craft, he achieved this artistic maturity gradually but with an extreme professional conscience.
His glance, over time, faced a decantation of the object, that is, a purification. Everything began to obey a peaceful pace of things an inner music.

The examples were far away: the 14th century Tuscan( especially with Piero della Francesca and Beato Angelico) , Flemish painting in the most purist version, then Vermeer and most recentely the lessons of Carrà and Morandi.

More than stylistic derivations, it has been about spiritual assonances: a climate, in fact, of the regained serenity of the soul.
Here is his interpretation of the world. It originates from a meditation, from a continuous deepening, aiming, and above all, to the immense stretches of the lagoon around Murano. The landscape has embellished inside, with the suggestions of the history of art. The lagoon views, with cylinder water and small houses on the bottom, have taken on a dimension of charm, long silence: the shapes have harmonized, the colors began to "sing" altogether.
The eye from the window of the house pushed far away to the expanse of the lagoon; then, perhaps, it is back on the familiar objects, the small dead nature of tableware and fruit; and yet, it has recreated trees and houses between nature and fantasy. Naked and harmonious bare feet lay in the rare spaces; other female figures have appeared on deserted beaches among colored umbrellas.

They recall the masks of the Venetian Carnival; in which the lyrical faces have been made of a severe, even painful stroke, in an absorbed “Deposition” ... One picture after another: a gallery of angles of the world, but a unique feeling that unites them. Light dimmed with sweetness; words cleverly approached; simple geometries in perfect agreement. Painting as music.
He, Ghisetti, does not speak much. She says, "I need to filter the image." His is a long and patient approach to a golden measure of things. He has learned to simplify without ever trivializing; he even used cubistic decompositions to get a free synthesis, but responding to an intellectual form. No impressionism, therefore; nor even a nod of expressionist deformation.
A veil of diffused lightening vibrates just in the air: the shapes are net, to the limit of a two-dimensionality within which the perspective is formed according to the great Renaissance rule; and the air and light are perceived in the absorbed space. Even where (as in compositions with figures) the lines assume a tight movement, everything is done according to harmonic structures, with rhythms that always transpire in the orchestration of the composite.
A filter, in fact, guides the painter's hand. Nothing gets distracted by this effort of the mind to achieve serenity that is not just aesthetic: it reflects a way of life.
We are far from the neuroses and sophistications of our time; but we are close to that approach which today's painting leans towards as an inexpressible inner necessity.

 

I dipinti di Giampaolo Ghisetti rappresentano il succo trasfigurato dei suoi paesaggi, tra suggestivi scorci di Venezia, fitti boschi e antichi borghi animati dalla sola memoria, mentre si aprono alla luce ed all’aria.

Diceva Matisse : “ La pittura è rapporto” . E spiegava: “ Il rapporto è amore”. C’è in questa pittura la capacità di instaurare un rapporto amoroso con le cose, la delicatezza, come se i quadri fossero liriche lontananze.

La stessa natura appare nel dipinto filtrata, quindi, riassapora tra i preziosi valori dei verdi che si integrano con la leggerezza dell’aria di un azzurro terso, che rende limpide e chiare le vedute, libere, senza costrizioni.

Vi sento il respiro di un’illustre civiltà che nasce dall’impressionismo francese e che evolve verso un’ambientazione sognante, mentre nelle prospettive dilatate dalle emozioni interiori, essa diviene quasi metafisica nei silenzi d’animo. Nessuna forzatura, bensì l’attenzione estrema nel cogliere col massimo di sensibilità quel certo punto luce, quella gradazione esatta di tono, quella tal vibrazione dell’aria.

Questo è dunque impressionismo? Non propriamente. La fenomenicità della visione, tipica di Monet, subisce una sorta di passaggio, attraverso il ricordo che avanza. La differenza non è evidente, ma la fragranza dell’emozione cede il passo alla nostalgia dell’attimo perso.

Ecco quindi, i suoi paesaggi si aprono a vedute metafisiche, così limpide, in cui i toni cantano armoniosamente le ocra dorate, gli azzurri celestini, i verdi variegati della vegetazione, dove la natura diviene una musica vivaldiana: una melodia tranquilla, in cui le immagini si illuminano di bianca luce nella conciliazione tra senso ed intelletto, natura ed onirica geometria.

Ghisetti ha il coraggio di misurarsi con i grandi artisti del passato storico della pittura non solo italiana, da Cezanne al Carrà nella poesia del quotidiano, cogliendo nell’armonia la lezione della pittura come trasfigurazione della luce, come magia dei sensi ed incantamento dell’anima. Ma nel contempo guarda alla natura, cercando da essa gli stimoli visivi come sentimentali, per quel rapporto di cui parlava Matisse.

Nella sua splendida pittura si percepisce questa sua esigenza primaria di dialogo con il dato naturale nella sospensione di preziosi attimi. Alla fine, l’illusione e lo straniamento delle realtà ci trasportano verso una dimensione esistenziale dell’autore, una dimensione quasi dorata, in cui è bello vivere nei sentimenti che solo il linguaggio universale dell’arte può trasmettere ad ognuno di noi in un nuovo sogno.

 

Carla d’Aquino Mineo

 

 

The paintings by Giampaolo Ghisetti represent the memory of landscapes, suggestive views of Venice, dense forests and ancient villages brought to life by the memory alone and opened to light and air.
Matisse said: "Painting is a relationship." And he explained, "The relationship is love." There is in this painting the ability to establish a loving relationship with things and delicacy, as if the paintings were lyrical distances.
This same nature appears in the painting completely filtered, therefore, reassembles among the precious values of the green integrate with the lightness of a clear blue air, which makes clear and pale the views, free, without constraints.
I feel the breath of an illustrious civilization that is born of French impressionism and evolves into a dreamlike setting.

Dilated by inner emotions, it becomes almost metaphysical in silence of mind. No forcing, but extreme attention in capturing with the utmost sensitivity that particular light point, that exact gradation of tone, and vibration of the air.
Is this therefore impressionism? Not really.

The phenomenon of vision, typical of Monet, undergoes a sort of passage through the memory that advances. The difference is not obvious, but the fragrance of emotion gives way to the nostalgia of the lost moment.
So its landscapes are open to metaphysical views, so clear that the tones harmoniously sing golden gilt, blue celestial, green variegated vegetation, where nature becomes a Vivaldi music: a quiet melody, in which the images illuminate white light in the conciliation between sense and intellect, nature, and dreamlike geometry.
Ghisetti has the courage to measure with the great artists of the historical past oand not only of Italian painting.

From Cezanne to Carrà in the poetry of everyday life, drawing in harmony the lesson of painting as the transfiguration of light, as the magic of the senses and the enchantment of the soul .

But at the same time he looks at nature, looking for visual stimuli as sentimental, for that relationship Matisse talked about.
In his beautiful painting, he perceives his primary need for dialogue with the natural figure in the suspension of precious moments.

In the end, the illusion and the strangeness of reality transport us to an existential dimension of the author, an almost golden dimension, in which it is nice to live in the feelings that only the universal language of art can transmit to each of us in a new dream.