L'arte di Giampaolo Ghisetti

Dipinti ad olio su tela e vetri di Murano decorati con oro e smalti.

Chiunque si affacci all’universo artistico di Giampaolo Ghisetti non può non riconoscere l’assoluta padronanza tecnica di un autore che da sempre affascina per la poliedricità e l’eclettismo di un fare che non conosce limiti e confini. Dotato di una sapienza cromatica davvero singolare, oserei dire innata per le felici intuizioni legate all’armonia e all’orchestrazione tonale, Giampaolo Ghisetti documenta ora, in un corposo volume, un itinerario creativo folgorante, massimamente rappresentato dalla produzione pittorica e scultorea.

L’essere stato per tanto tempo decoratore di vetri a fuoco, l’aver riprodotto, fin da giovanissimo, capolavori del passato con invidiabile acribia e perizia, ha contribuito non poco ad affinare l’occhio, la mano e lo spirito verso la conquista di territori espressivi profondamente autentici. Poco incline ai viaggi e agli spostamenti, ha fatto dell’isola di Murano, non solo il luogo di residenza e di vita, ma un perimetro entro il quale proiettare immagini e ricordi, sensazioni e riflessioni.

Ogni quadro è una narrazione del sé attraverso l’iconografia simbolica di presenze che costituiscono veri e propri simulacri dell’anima, mappe di uno spirito teso a identificarsi con forme semplici e riconoscibili. Le case di Burano avvolte nel silenzio o nella luce chiara del mattino, i canali prevalentemente abitati da riflessi piuttosto che da imbarcazioni, trattengono quel sapore metafisico, di elegiaco e malinconico stupore che la ricca letteratura critica del maestro ha frequentemente esaltato. Giampaolo Ghisetti ci ha abituati, nel tempo, ad una vastità di soggetti che ripercorrono tutti i grandi temi della storia dell’arte: accanto ai paesaggi, non mancano le squisite nature morte di ispirazione fiamminga, gli autoritratti di invidiabile introspezione psicologica e indagine fisiognomica, le scene di genere in cui compaiono gli attori celebrati della commedia dell’arte, come gli arlecchini o i pulcinella. Ogni immagine è la sequenza di segni e di-segni che la linea rende perfetti e puliti, immoti nella plasticità delle forme ricercate, mai abbandonate al caso, perennemente tese tra una ricostruzione ideale ed empirica, come se l’artista cercasse sempre l’aderenza tra fenomeno ed essenza, tra l’essere della cosa in sé e la sua manifestazione.

Credo che l’allenamento tenace e costante davanti alle opere dei maestri del passato abbia condotto ad una tale esigenza di perfezione e di studio da considerare rigoroso ogni esito finale, epurato da qualsiasi incertezza, dubbio o sbavatura. Anche nelle raffigurazioni surreali e quasi fantastiche di foreste incantate, pullulanti di alberi fiabeschi dai tronchi massicci e dalle chiome fulgide, leggiamo la medesima definizione, la stessa elaborazione coloristica che lascia trasparire le velature leggere e sovrapposte, i molteplici, colti, trapassi chiaroscurali e tonali. Si tratta di boschi tessuti di presenze non dichiarate e di segreti inaccessibili, capaci di alimentare misteri e ipotesi interpretative dietro l’assoluto di un invisibile che si rende talvolta “palpabile”.

E’ notevole la libertà di Giampaolo Ghisetti di attingere dalla citazione alta e pura legata a certa geometria compositiva quattrocentesca e allo stesso tempo, con slancio e determinazione, saper  guardare a soluzioni contemporanee. Lo attestano le opere dominate da una sfaccettatura cubista, da una frantumazione caleidoscopica delle forme, a cui non è lontana l’eco delle vetrate policrome di ascendenza nordica e bizantina o l’oro dei polittici gotico-veneziani.

Nel nostro autore vive un continuum di antico e presente, di memoria aulica e di affondo popolare: l’alto e basso si compenetrano in un mix di suadente partecipazione e condivisione. Il viaggio pittorico si snoda come una pellicola filmica in cui ogni frame (fotogramma) è il ricordo di una visione, è la cristallizzazione di una scintilla di vita vissuta o assaporata attraverso la memoria. La tela è lo spazio di ogni accadimento, è la materializzazione di un pensiero che si costruisce prima di tutto per immagini.

Che dire delle mirabili sculture in vetro “Crocefissione” e “Osanna “ del 2006? Qui la tridimensionalità accentua la foga della rappresentazione che umanizza il sacro attraverso l’immediatezza del movimento e della dinamicità. Nel recente gruppo scultoreo in vetro fuso, curvato ed arrotondato dal titolo “Evoluzione” del 2015, l’artista con ironia e sarcasmo denuda i protagonisti per evidenziare la pelle tatuata, emblema di modernità discutibile e così facendo ci regala un brano decorativo straordinario, degno dei codici miniati medievali. La resa dei dettagli anatomici è la stessa che incontriamo nei numerosi dipinti che mettono al centro la figura (basti citare “Last Supper” del 2010) e questo ci consente di apprezzare l’incredibile agilità tecnica che non conosce cesure, alla stregua dell’artista rinascimentale che all’interno della bottega sperimentava qualsiasi mezzo espressivo nella convinzione che l’urgenza creativa piega e governa ogni materia.

Se davanti a certi paesaggi protetti da quinte arboree e da volumi muti di case austere e serrate proviamo,forse, un senso di inquietudine e di distacco alimentato da luci metalliche, vivide e taglienti, di fronte alla dolcissima maternità che compare ne “L’Amore” del 2017, siamo vinti da un sentimento di aperta serenità e magica accoglienza. Il ritmo della vita con le sue sistoli e diastoli, con le pause e le ripartenze, i pieni e i vuoti, il buio e la luce, segue ed accompagna Giampaolo Ghisetti in un cammino artistico in cui alla purezza e verità del gesto si unisce una rara consapevolezza di spirito e materia.  Nella molteplicità delle sue realizzazioni vive il riscatto di una eredità dotta che le mai perdute forme del mondo attestano con un sentimento diffuso di bellezza e di infallibile euritmia.    

                                                                            Lorena Gava

The ransom of an ancient gesture

Anyone who faces the artistic universe of Giampaolo Ghisetti can not fail to recognize the absolute technical mastery of the artist. He always fascinates with multi-facetedness and an eclecticism that does’t know limities and boundaries.

Equipped with a truly singular chromatic wisdom, I dare say innate for the happy intuitions associated with harmony and tonal orchestration, Giampaolo Ghisetti now documents in a full volume a creative lightning path, mostly represented by pictorial and sculptural products.
Having been a decorator of glasses for a long time and having reproduced, from an early age, masterpieces of the past with enviable acrobatics and expertise, he has contributed much to refine the eye, hand and spirit towards the conquest of profoundly authentic expression, while prone to travel, he has made Murano Island, not only the place of residence and life, but the perimeter within which to project images and memories, sensations and reflections.
Each painting is a narration of the self through the symbolic iconography of presences that stimulate the soul and map the spirit to identify with simple and recognizable forms.

Burano's homes wrapped in silence or light in the morning, with channels mostly inhabited by reflections rather than boats, retain that metaphysical, eclectic and melancholic awe.

 

Giampaolo Ghisetti has treated us over time to a vast array of subjects that cover all the great themes of art history.

Alongside landscapes, there are also the exquisite Flemish-inspired nature of life, self-portraits of enviable psychological introspection and physiognomic investigation, the genre scenes in which the celebrated actors of the art comedy appear, such as the harlequins or the pulcinella.

 

Each image is the sequence of signs that the line makes perfect and clean, immature in the plasticity of the sought-after forms, never abandoned to the case, perpetually stretched between an ideal and empirical reconstruction, as if the artist always sought adherence between phenomenon and essence, between the being of the thing itself and its manifestation.
I believe that the tenacious and constant workout in front of the works of the past masters has led to such a need for perfection and study what the final outcome, has no uncertainty or doubt remaining.

 

Even in the surreal and almost fantastical representations of enchanted forests, full of fairy trees with massive trunks and shiny branches, we read the same definition, the same coloristic elaboration that lets the light and superimposed veils, the multiple, the cultured, the chiaroscuro and the tonal traps . These woods are fabrics of an unannounced presence and inaccessible secrets, capable of feeding mysteries and interpretative hypotheses behind the absolute of an invisible that sometimes becomes "palpable."
Giampaolo Ghisetti's freedom to draw from the high and pure quotation linked to a certain fifteenth-century compositional geometry is remarkable, and at the same time, with an impetus and determination, he is able to look at contemporary solutions. It is attested by the works dominated by a cubist facet, by a kaleidoscopic shattering of shapes, to which is not far the echo of the polychrome stained glass windows of northern and Byzantine ascendancy or the gold of the Gothic-Venetian polyptych.
In our author there is an ancient and present continuum of courtly memory and popular affection: high and low penetrate into a mix of enthusiastic participation and sharing.

The pictorial journey unfolds like a film in which every frame is the memory of a vision, the crystallization of a spark of life lived or tasted through memory. The canvas is the space of every occurrence, it is the materialization of a thought that is constructed first and foremost for images.

 

What about the miraculous glass sculptures "Crucifixion" and "Osanna" in 2006 and 2007, here the three-dimensionality accentuates the grip of the representation that humanizes the sacred through the immediacy of movement and dynamism. In the recent sculptural group of molten glass, curved and rounded up by the title "Evolution" of 2015, the artist with irony and sarcasm denudes the subjects to highlight the tattooed skin, emblem of controversial modernity thus giving us an extraordinary decorative song, worthy of medieval miniature codes.

 

The rendering of the anatomical details is the same as we encounter in the many paintings that center the figure (as "Last Supper" of 2010). This allows us to appreciate the incredible endless technical just like the artist Renaissance that experimented within the shop with any means that express the creative urgency.

 

If we look at certain landscapes protected by tree shades and misty volumes of austere and shrunken houses, we may feel a sense of restlessness and detachment powered by vivid, sharp metallic lights.

In front of the sweet motherhood that appears in "L'Amore "of 2017, we are overcome by a feeling of open serenity and magical welcome. The rhythm of life with its systoles and diastoles, with pauses and restarts, full and voids, darkness and light, follows and accompanies Giampaolo Ghisetti on an artistic path in which the purity and truth of gesture joins a rare awareness of spirit and matter. In the multiplicity of his accomplishments, it is the ransom of a legacy that the ever-lost forms of the world attest to with a widespread sentiment of beauty and infallible euritmia.

 

 

 

Le opere di Giampaolo Ghisetti splendono di evanescenza, quasi che una nebbia radioattiva lasci un velo ed un’illuminazione di memoria e sentimento.

Le figure si sfaccettano dunque e riverberano di echi, in un reiterarsi di sagome e movimenti, nel cascare di tono in tono lungo tagli di diamante, si ripercuotono in vibrazioni di piani geometrici che si compenetrano.

Più che la rappresentazione di un moto fisico, queste scomposizioni e ricomposizioni danno il senso degli impeti dell’anima, sono il proiettarsi del sentimento, il suo definirsi per sovrapposizioni, il suo preciso sfalsarsi.

 

 

The Giampaolo Ghisetti’works shine with evanescence, as if a radioactive fog leaves a veil and an illumination of memory and feeling.
The figures are thus faceted and reverberate in echoes, in a repeat of silhouettes and movements, in the cascading of tone in tone along diamond cuts, they affect the vibrations of geometric planes that penetrate.
More than the representation of a physical motion, these decompositions and re-compositions give the sense of the impetus of the soul, are the projecting of feeling, its being defined by overlapping, its precise splintering.

 

Francesco Giulio Faraci